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Relazione Comunità Educante

Alle famiglie, agli studenti, ai docenti, al personale Ata.

Descrizione

Premessa (a cura della Dirigente Scolastica Stefania Aureli)
La scuola e le altre agenzie educative presenti nei territori sono chiamate a collaborare e predisporre
occasioni e situazioni con cui i ragazzi possano ampliare il loro campo di esperienza ed esercitarsi al
così detto “ottimismo esistenziale” ovvero le esperienze pedagogiche indirette possono arricchire e
formare oltre la scuola istituzionalmente intesa.
Il contrasto alla povertà educativa che di fatto limita l’ampliamento dei modi e dei luoghi di incontro
in cui i ragazzi possono realizzare se stessi e modificare le proprie condizioni di provenienza è
realizzabile attraverso un’azione sinergica tra scuola-famiglia-territorio in cui l’idea di una comunità
educante si lega e si fonde con il concetto di educazione permanente e di società educante e
rappresenta dunque l’espressione di una responsabilità educativa condivisa tra istituzioni private e
pubbliche in cui si moltiplicano i luoghi dell’educazione.
Così diventano attori territoriali tutte quelle figure che fanno parte di una zona di una città, di un
quartiere o di un Paese che operano sul territorio a scopi diversi: le associazioni culturali e sportive,
gli oratori, le istituzioni, le organizzazioni non governative, le famiglie, i docenti, il personale
scolastico e possono farne parte anche le aziende. Sono questi ed altri micro mondi che, per quanto
riguarda la comunità educante, gravitano intorno ad un nucleo ben preciso: la scuola.
Questi attori possono formalizzare la collaborazione attraverso la costituzione di patti educativi di
comunità, basati sulla co-progettazione e corresponsabilità dell’azione realizzata su ogni specifico
territorio, che hanno come obiettivo ultimo il benessere e la crescita di bambini e ragazzi da un
punto di vista educativo, formativo e di costruzione del loro futuro.
È molto importante perché le reti territoriali possono mitigare quei fenomeni molto diffusi anche in
Italia quali la dispersione scolastica e il fenomeno dei cosiddetti NEET (Neither in Employment or in
Education or Training) ovvero quei ragazzi che non studiano e non lavorano.
Spesso infatti non esiste da parte dei ragazzi una vera conoscenza delle opportunità offerte dal
territorio e dalle possibilità di fruirne ecco allora che entra in gioco la comunità educante, la rete,
che unisce le sue forze, le sue diversità e caratteristiche specifiche per non lasciare nessuno indietro.
Quando si fa comunità bisogna innanzitutto fare un’azione di decentramento al fine di comprendere
i diversi attori in gioco da un punto di vista neutro. Fare comunità significa oggi praticare forme di
ibridazione, essere in grado di parlare con mondi diversi che possono offrire tanto alla crescita di
ragazzi e ragazze. C’è sempre un obiettivo comune: bisogna tenere sempre presente che persone e
organizzazioni, anche molto diverse fra loro, possono condividere obiettivi comuni mantenendo la
propria diversità.
La diversità non è un ostacolo, tutt’altro, la comunità educante così come il suo attore principale, la
scuola, mettono insieme diversità che non inficiano l’obiettivo finale dell’educazione e anzi, lo
valorizzano. Per fare comunità è fondamentale che approcci, collegamenti, scambi, incontri etc
siano caratterizzati da un clima aperto e di curiosità verso qualsiasi diversità: la scuola ha le sue
scadenze, le aziende altre, le associazioni altre ancora, è necessario venirsi incontro per trovare i

2 tempi comuni per potersi incontrare, è difficile ma importante trovare una dimensione del tempo
comune.
L’educazione è un fenomeno trasversale e le differenze dei vari attori servono proprio a esaltare i
diversi approcci educativi possibili. Apprezzare gli scopi degli altri: cultura, arte, sport, clima,
educazione etc, fare comunità significa mettere insieme un mosaico di esperienze che hanno scopi
primari differenti ma un obiettivo latente comune: l’educazione.
Per concludere. Comunità è una parola dolce, rassicurante e calda. Ci fa pensare a un luogo dove le
diverse parti di una società collaborano per il bene comune. Questo deve essere l’auspicio e la
prospettiva che guidano i diversi attori nella costruzione delle comunità educanti.

Pubblicato: 30.06.2026 - Revisione: 30.06.2026